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sabato, gennaio 06, 2007

Casino Royale


Un paio di anni fa si cominciò a leggere su tutti i giornali e a discutere su chi sarebbe stato l'erede di Pierce Brosnan nel ruolo di James Bond, personaggio che dopo un'era gloriosa stava cominciando a declinare a causa della scarsa qualità delle pellicole che lo vedevano come protagonista. Dopo alcuni mesi e diverse centinaia di provini, fu scelto Daniel Craig, e fu subito polemica. Si sarebbe dovuto capire invece che la scelta del casting rifletteva le intenzioni della produzione, ovvero andare contro corrente rispetto agli ultimi film su 007 per cercare di dare nuova linfa vitale.
James Bond (Daniel Craig) è agli inizi della sua carriera, tanto che nei primi minuti non gode nemmeno del famoso titolo di "doppio-zero". Dopo averlo acquisito, il suo primo incarico sarà quello di fronteggiare il finanziatore di terroristi Le Chiffre (Mads Mikkelsen) a una partita di poker al Casino Royale in Montenegro. La tensione crescerà col passare delle mani, per arrivare a un epilogo davvero stupefacente.
Martin Campbell firma il film che segna il ritorno di Bond alle origini, alle caratteristiche che il suo creatore Ian Fleming aveva in mente quando lo creò, e lo fa con un discreto stile che da lui non ci si sarebbe aspettati. Le (molte) sequenze d'azione da capogiro, ma senza essere ridicole o fracassone, e tutto sommato anche i (pochi) momenti di romanticismo non sono affatto male. Come si diceva sopra, Casino Royale segna un ritorno alle origini per il personaggio di Bond, che non è affatto infallibile e perfetto come colui a cui ci eravamo abituati. Anche dal punto di vista cinematografico si può notare un certo "tradizionalismo" nelle scene d'azione, poiché sono stati abbandonati i grandi effetti speciali per tornare a una dimensione un po' più umana del genere del film d'azione. La pellicola comunque non è esente da difetti. Il ritmo, per fare un esempio, cala nel secondo tempo, quando l'obiettivo si sposta sul lato più intimo e romantico della storia, ma tutto sommato si può soprassedere.
Infine non si può non parlare di Craig, unico vero protagonista del film. Il suo personaggio non è più il bellimbusto "dell'era Brosnan", ma è un agente arrabbiato, spesso confuso, impulsivo. Sono cose che sono già state scritte su tutti i giornali, ma effettivamente saltano subito all'occhio dello spettatore che ha un minimo di confidenza con la saga creata da Fleming.
A quanto pare James Bond è rinato e il merito è soprattutto di Craig, che ha saputo calarsi perfettamente nel ruolo dell'agente segreto più famoso del mondo. Ora bisogna vedere se continuerà a essere all'altezza.

Voto: 7 / 10

7 commenti:

deliriocinefilo ha detto...

grandissimo craig

Anonimo ha detto...

Onore a Jecke, che ha creduto in Bordello Royale quando tutti non gli avrebbero dato nemmeno un centesimo... Grande Craig sì (di fisico e di bravura)...
AstonMartinDBSGarcia85

EntropiaEntertainment ha detto...

Mmm... secondo me il merito è più della sceneggiatura che ha evitato un inutile accumulo di scene d'azione digitalizzate (se ripenso all'ultimo Brosnan che riappare con un paracadute alla fine del film... brrr... mi vengono ancora i brividi...) e ha scelto di rivolgere questa pellicola ad un pubblico un po' meno di "bocca buona".

Ciau!


BenSG

Noodles ha detto...

Craig pur essendo diverso dagli altri bond - o forse proprio per questo - colpisce di brutto, però anche a Campbell va qualche merito, specie per quell'inseguimento iniziale.

Anonimo ha detto...

io citerei anche er dandi!

bonekamp ha detto...

ecco, 007 lo devo ancora recuperare, e lo devo fare presto
(grazie per la visita)
P

Angelo ha detto...

veramente bello, visto e recensito!