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lunedì, ottobre 22, 2007

Quel treno per Yuma

Qualche giorno fa nelle pagine di Repubblica c'era un bell'articolo di Paolo D'Agostini su questo film. Voglioso di vederlo e immemore di tutte le cantonate che ho preso leggendo articoli di giornalisti che non stimo, ho cominciato a scorrere le battute e le righe e quando mi sono accorto del danno, era ormai troppo tardi. Alla fine dell'articolo campeggiava allegramente una frase con il finale del film. Ora non so voi, ma queste sono le cose che normalmente mi fanno perdere le staffe. Indeciso tra scrivere una lettera a Repubblica e promettermi di non leggere mai più nulla di quanto scritto da D'Agostini, ho optato per la seconda facile opzione, consapevole che comunque la prima sarebbe stata un inutile spreco di tempo. Nel caso dovesse passare di qui, sarei felice se lasciasse un commento, in modo tale da poter poi sfogare tutto il risentimento che provo per lui. Ma è meglio venire al film.
Dan Evans (Christian Bale) è un uomo umile e onesto che cerca come può di prendersi cura della famiglia nonostante le angherie di un impresario locale. Ben Wade (Russell Crowe) al contrario è un fuorilegge carismatico e senza scrupoli che gira per il Paese con la sua banda derubando e uccidendo chi si pone sulla sua strada. Il caso vuole che il criminale venga arrestato nella cittadina del fattore e che a questo venga quindi offerta la possibilità di riscatto rispetto alla vita dimessa che svolge. Nel viaggio che li conduce al treno per la prigione di Yuma però, i due uomini imparano a conoscersi e a rimanere inevitabilmente affascinati l'uno dall'altro, rendendo a entrambi più difficile il proprio compito.
Girare un remake è sempre un'operazione rischiosa, che spesso tra l'altro sfocia se non nel fallimento, quantomeno nell'insuccesso. Sono moltissimi i casi in cui la nuova versione di una storia non è risultata all'altezza dell'originale. Ora, io personalmente non ho mai visto Quel treno per Yuma di Delmer Daves, però credo che il giovane James Mangold possa considerarsi soddisfatto. La sua regia conferisce il giusto tono a un film la cui vera forza comunque sta nelle interpretazioni di due dei migliori attori in circolazione: Russell Crowe e Christian Bale sono in stato di grazia e vederli recitare insieme è un piacere che difficilmente si può riprovare di questi tempi. E il merito è soprattutto loro se i due protagonisti assumono una dimensione umana e quindi imperfetta in quanto tale, fatta di ideali ma anche di contraddizioni, seguendo una morale tanto importante quanto vacua in un mondo allo sfacelo. Il tema è "tipico" del genere western, e forse è questo suo essere intrinsecamente legato all'etica che nonostante tutto lo rende un genere sempre attuale, anche ad anni di distanza dal suo periodo di gloria.
Mi dispiace, perché avrebbe potuto essere un capolavoro, ma per quanto mi sia piaciuto mi ha lasciato un po' freddo. Grazie, Paolo D'Agostini.

Voto: 7 / 10

1 commento:

Tancredi ha detto...

Quasi quasi provo a vedermelo, tempo permettendo. Mi fa anche piacere sapere che non sono l'unico che s'incazza quando uno mi rovina il finale di un libro o di un film, ci sono persone che conosco che mi dicono che per loro non è importante questa cosa e proprio non le capisco...