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sabato, maggio 24, 2008

Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo

Parliamone. Io negli ultimi 19 anni della mia vita ho fatto tante cose, alcune positive, altre no. Soprattutto però non ho scritto una sceneggiatura tirando a caso una coppia di dadi personaggio/situazione. Pare che invece David Koepp si sia dilettato in questo modo per scrivere la sceneggiatura di Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo e soprattutto pare che sia stato pagato per questo.
Partendo da questo malandato presupposto, il buon vecchio Steven Spielberg fa quello che può per tirare avanti la baracca e tutto sommato salva in corner un film che in potenza poteva essere un fiasco completo. Il problema è che poteva (e doveva!) essere un capolavoro. Grazie alla mano del regista, che io continuo ad adorare in maniera "dawsoniana", ne escono quindi alcune sequenze molto riuscite, come quella citata ovunque dell'inseguimento nella giungla (bellissima sì, ma un po' troppo lunga dai), alternate però a momenti decisamente più scadenti. Vogliamo parlare dell'interrogatorio dell'FBI? Vogliamo parlare dell'arrivo nel cimitero? Vogliamo parlare del finale? No, non vogliamo.
A ben riflettere comunque il vero problema è quello che traspare già dal titolo: il teschio. Se facciamo un inevitabile paragone, il teschio di cristallo sta alll'Arca (o al Graal) come Shia La Beouf sta a Sean Connery. Funziona, fa il suo dovere, ma non ha lo charme necessario alla situazione, gli manca decisamente il physique du rôle. La stessa cosa vale anche per il personaggio interpretato da Cate Blanchett, monodimensionale oltre ogni immaginazione. Per fortuna in mezzo a tutto questo ci sono anche degli aspetti positivi, su tutti l'intepretazione di Harrison Ford, sessantacinquenne ma ancora perfettamente in forma. Già, perché in fin dei conti il merito del successo va tutto a lui e al suo personaggio, unica vera colonna del film, peccato che non bastino una frusta e un cappello a fare un film.


Voto: 6 / 10

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Bè, sono sostanzialmente d'accordo. Un film sicuramente discreto, ma non all'altezza dei precedenti.
Ale55andra

jecke ha detto...

Il commento di Ale55andra si riferisce a quando in fondo al post campeggiava un onesto 7. Peccato che negli ultimi giorni io ci abbia ripensato e abbia cambiato idea a riguardo.
Peccato soprattutto per il film. Indiana Jones per me rimane uno dei personaggi a cui sono più affezionato di sempre, ma non credo che in futuro annovererò questo quarto capitolo insieme alla magica trilogia precedente.

Tancredi ha detto...

Naaaaa!
Hai cambiato idea e gli hai tolto pure un punto.
Preferivo la prima bozza della recensione, più essenzialista, ma anche più positiva.
Il problema è che fra un film e l'altro è passato troppo tempo, dopo 19 anni questo film sarebbe sembrato inferiore agli altri in ogni caso.
Confesso che, avendo visto questo al cinema e gli altri a casa, questo mi ha colpito più profondamente, ma dal punto di vista visivo e scenografico è davvero eccellente.
Sicuramente alcune sparate sono troppo esagerate e qualche aspetto si poteva sfruttare anche meglio, ma un 6 mi sembra troppo severo.
Passi per la scena dell'interrogatorio e altri punti, ma devi ammettere che la rissa scatenata dal nulla in un bar era un colpo di genio!

jecke ha detto...

Tancredi, mi stai dicendo che non ti piace come scrivo? :)
Comunque è normale che ti abbia colpito di più visivamente, questo è il modo di fare cinema di intrattenimento oggi: molto fumo, poco arrosto.
Finché si tratta di Spiderman però lo accetto, quando tocca a Indy invece divento un po' più esigente!
La rissa è notevole, così come l'inseguimento successivo. Ma l'albero che accompagna la macchina nel fiume? Dai..

Luke Broonier ha detto...

Finalmente un blog decente dove si parla di una delle cose di cui sono follemente innamorato!

Scusa se nn mi sono presentato, sono Luke Broonier. Anch'io gestisco una rubruca di cinema nel mio blog e cerco commentatori che sanno qualcosa sull'argomento.
Se ti interessa sai dove trovarmi!

Hola!

souffle ha detto...

mi pare che hai centrato il grosso problema di questo film: la sceneggiatura (colpa di Lucas, che quando si girava I predatori stava lavorando a Star Wars e non potè rompere le palle a Spielberg, meno male).
E sei uno dei pochi che ha sottolineato la delusione per il villain, una Blanchett monodimensionale. un saluto

irezumi ha detto...

Ciao!
Sono arrivata a questo blog attraverso "il nome dell'odio" (che bello sembra una metafora) e ne sono molto contenta perchè mi sono piaciute le tue recensioni (almeno quelle che ho letto)... spero non ci siano problemi se ti metto fra i miei link.
saluti.

poetaminore ha detto...

A quando il film su mc gyver? complimenti! ciao..


http://siamotuttimcgyver.blogspot.com/