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lunedì, marzo 03, 2008

Parlami d'amore

Torno al blog dopo tre settimane di silenzio causa laurea (triennale). Di film ne ho visti parecchi, compresi alcuni premiatissimi dall'Academy, ma mi sembrava giusto cominciare dal PEGGIORE di questi, giusto per rientrare in carreggiata e riprendere un po' la mano, intorpidita dal lungo silenzio.
Sasha (Silvio Muccino) è cresciuto in una comunità di tossicodipendenti e ora per guadagnarsi da vivere sta restaurando la casa di uno dei benefattori della comunità, che tra parentesi è pure il padre della ragazza di cui il protagonista è innamorato. Nicole (Aitana Sanchez Gijon) è una psicanalista francese, scappata dal Paese natio dopo aver perso un paziente. La disfunzionalità sociale dei due personaggi inizia a risolversi dopo un incontro fortuito e grazie alla complice presenza di un cane abbandonato.
Siilvio Muccino, dopo aver "scritto" il libro da cui è tratta la pelilcola, tenta goffamente di seguire la strada intrapresa dal fratello e si mette dietro la macchina da presa. Probabilmente se si fosse limitato a dirigere un copione altrui il risultato sarebbe stato meno infame, ma visto che Muccino junior si è occupato di tutti i processi produttivi del film, non può fare altro che prendere atto del proprio fallimento e fare un sentitissimo mea culpa. L'ambizione, o meglio la presunzione, di scrivere, dirigere e interpretare un film "drammatico" come questo è stata la condanna del giovane regista. Sono abbastanza sicuro comunque che se avesse diretto Scusa se ti chiamo amore (che non ho visto, ma le pregiudico lo stesso), avrebbe fatto meglio di Federico Moccia. Forse volando un po' più basso il tonfo sarà meno eclatante.

Voto: 4 / 10

domenica, dicembre 30, 2007

Bee Movie

Mi hanno insegnato a non giudicare un libro dalla copertina, ed è una massima che cerco di seguire per quanto possibile, ma ogni tanto credo ci si possa abbandonare ai propri pregiudizi. Bee Movie rientra tranquillamente in uno di questi casi. Il gioco di parole del titolo già di per sé dice abbastanza, così come la casa di produzione lascia poco spazio alla speranza di vedere un bel film, però ancora una volta volevo avere conferma delle mie idee e, ancora una volta, l'ho avuta. Speravo in una sopresa inaspettata, ma sono rimasto più che deluso.
Barry B. Benson (Jerry Seinfeld) è un'ape neodiplomata che decide di non voler entrare nel ritmo monotono della vita da alveare ed esce a scoprire il mondo. Dopo l'incontro con la bella Vanessa Bloome (Renée Zellweger), una donna con la quale Barry stringe una particolare amicizia infrangendo la regola apesca che vieta di parlare con gli umani, l'ape protagonista scopre che gli umani rubano il miele alle api e di conseguenza intenta una causa legale a tutti i produttori di miele. Vinta la causa, le api vengono risarcite del miele e smettono di produrne di nuovo, causando la marcescenza di tutti i fiori del mondo. Ancora una volta sarà Barry a sistemare le cose.
Se la trama vi sembra sconclusionata, beh, avete ragione. Infatti Bee Movie è un film che sostanzialmente non va a parare da nessuna parte, girando su sé stesso e su una serie di trame e sottotrame sviluppate in maniera grossolana e approssimativa. Non è che l'ennesimo "cartone" targato Dreamworks che parte da delle buone premesse ma finisce con sprecarle del tutto per concentrarsi sugli aspetti sbagliati. Pare che in lingua originale sia migliore, grazie al doppiaggio di Jerry Seinfeld (talentuoso comico americano), ma di tutto questo non c'è traccia nella versione italiana. Almeno c'è da baciarsi le mani per non essere stati costretti a subirsi il doppiaggio di qualche personaggio televisivo italiano.

Voto: 4 / 10

mercoledì, dicembre 26, 2007

Il mistero delle pagine perdute


Come scrivevo qualche post fa, da piccolo io sono cresciuto a pane e Indiana Jones. Lo scrivo per spiegare (o giustificare, fate voi) la mia passione per le avventure che si spostano da un luogo all'altro, con la bella di turno e l'aiutante un po' imbranato. Tre anni fa infatti il primo film della serie National Treasure, da noi Il mistero dei Templari, mi aveva sufficientemente divertito, nonostante la sua sconclusionatezza e inverosimiglianza, tanto da spingermi al cinema a vedere questo sequel malandato.
Dopo il successo dovuto al ritrovamento del tesoro dei Templari, la vita di Ben Gates (Nicolas Cage) ha subito una battuta d'arresto. Dopo essere mollato dalla fidanzata Abigail (Diane Kruger), il colpo di grazia arriva da un illustre sconosciuto (Ed Harris) il quale dichiara al mondo che il trisavolo del protagonista faceva parte della congiura che costò la vita ad Abramo Lincoln. Per riscattare la reputazione dell'avo, Gates riunisce la vecchia squadra e si mette alla ricerca di un altro tesoro in grado di dimostrare l'innocenza della propria famiglia.
Come succede spesso per i seguiti dei blockbuster e come era stato perfettamente previsto dal buon kekkoz, gli sceneggiatori non riescono a inventare nulla di nuovo e quindi procedono a scrivere la trama del nuovo film procedendo per accumulo ed esagerando le poche qualità della pellicola originale. Ne Il mistero delle pagine perdute infatti, regista e sceneggiatori hanno finito con l'esasperare lo "stile" del film, proponendo misteri improbabili, gag prevedibili e dialoghi noiosi. Nemmeno il cast stellare del film riesce a tenere in piedi uno spettacolo troppo lungo e troppo poco divertente. Perfino la bella Diane Kruger sembra meno attraente in questa produzione, senza menzionare ovviamente il passaggio di Helen Mirren da regina Elisabetta II a madre fittizia del bamboccione Nicolas Cage: imperdonabile.

Voto: 4 / 10

giovedì, giugno 21, 2007

I Fantastici 4 e Silver Surfer


Un tranquillo mercoledì di paura, questo potrebbe essere il resoconto della serata. Alla ricerca di refrigerio in una calda serata pre-estiva, sono andato al cinema ma l'unica opzione disponibile era questa, ovvero il sequel de I fantastici 4. Forse un bagno di mezzanotte in piscina sarebbe stato (decisamente) meglio..
A distanza di due anni dalla prima avventura cinematografica, il gruppo di super-eroi sembra aver trovato un buon equilibrio, pur dovendo fare i conti con le solite bravate della Torcia Umana (Chris Evans), il workaholism di Mr. Fantastic (Ioan Guffrud) e l'attenuato disagio esistenziale della Cosa (Michael Chiklis)e i fallimentari tentativi di matrimonio della Donna Invisibile (Jessica Alba). Peccato che tutto ciò venga turbato dall'arrivo di Silver Surfer, araldo di Galactus, venuto per "distruggere" il pianeta.
Come dicevo, sono passati due anni dal film precedente, ma il regista Tim Story non ha imparato nulla, anzi forse è riuscito a peggiorarsi. D'altronde con un nome così non ci si può aspettare nulla di speciale. In ogni caso questo secondo capitolo paga il prezzo del sequel, perdendo la "freschezza" della novità, senza riuscire a svilupparsi in maniera decente. I tentativi di fare del moralismo sono come i tentativi di strappare una risata con le gag del film: patetici. Libero arbitrio, senso della famiglia, morale, tutto buttato dentro alla rinfusa in un film che poi anche dal punto di vista dell'azione lascia deluso lo spettatore. Faccio davvero fatica a pensare a qualcosa di salvabile che non sia il corpo di Jessica Alba. Forse è perché non c'è.

Voto: 4 / 10

venerdì, maggio 25, 2007

Pirati dei Caraibi - Ai confini del Mondo

Potrei aprire e chiudere questo post dicendo "Vaffanculo, Gore Verbinski", tuttavia mi sento in dovere di mettere in guardia i (pochi) lettori che avranno fede nel mio giudizio. Ai confini del Mondo è un brutto film. Non di quelli che "sì, ok, è brutto ma ci si diverte un sacco", è brutto e basta. Il primo film della trilogia era un blockbuster onesto e divertente, la seconda parte aveva toppato facendo dell'esagerazione la propria cifra stilistica, questa terza (e si spera ultima) pellicola oltre a esasperare gli aspetti negativi di quella precedente ne aggiunge un altro: la noia.
Per le circa due ore che precedono la battaglia finale, tutti i personaggi del film non fanno altro che prendere accordi segreti tra loro e tradirsi a vicenda. Il risultato è che lo spettatore non capirà una mazza degli intrighi che vedrà sulo schermo, ma confuso da questo turbinio di inganni non capirà più nulla nemmeno delle poche scene d'azione. Questo aspetto è il motivo dell'assenza della trama in questo post, descriverla sarebbe stata un'impresa impossibile.
Ma come se non bastasse una sceneggiatura scritta da due uomini svogliati e in evidente crisi creativa, nemmeno il resto della produzione è stato in grado di risollevare le sorti del film. Ma è soprattutto il cast ad abbassare il livello: Johnny Depp è ormai diventato (quasi) fastidioso, Orlando Bloom lo è sempre stato ma stavolta lo è anche di più, Chow Yun-Fat poteva starsene a casa sua e non sarebbe cambiato nulla.
Cosa rimane da salvare quindi.. Gli effetti speciali? Sì, ma basta aver visto il trailer di Transformers per rimanere indifferenti dalla barba tentacolare di Davy Jones. Le atmosfere? Sì, ma al terzo capitolo non sono più così fresche come erano all'inizio. I combattimenti? No, perché quasi non ce ne sono, e quei pochi sono pure mediocri.
Per farla breve Ai confini del Mondo è un fallimento su tutta la linea, e portare in scena Keira Knigthley in vestaglia è troppo poco per farmi passare le successive due ore e mezzo.

PS: rileggendo il post sul secondo capitolo della saga mi sono accorto di avere già intuito il parallelismo tra i Pirati e Matrix prima di questa idiozia.
PPS: se non ho reso l'idea di quanto poco mi sia piaciuto questo film, leggete qui.

Voto: 4 / 10

venerdì, maggio 04, 2007

Svalvolati on the road

A volte una persona compie un'azione pur sapendo che ciò avrà conseguenze negative, se non catastrofiche. Nel mio caso, l'ultima idiozia che ho fatto è stato guardare Svalvolati on the road. Pur sapendo a cosa andavo incontro, sentivo non so perché un briciolo di speranza che mi ha spinto a dare una possibilità al film con uno dei titoli italiani più idioti degli ultimi anni. Evidentemente mi sbagliavo.
Woody (John Travolta), Doug (Tim Allen), Bobby (Martin Lawrence) e Dudley (William H. Macy) sono quattro uomini in crisi di mezza età per le loro vite sostanzialmente mediocri e prive di qualsiasi eccitazione. Decidono quindi di inforcare i propri chopper per affrontare un'avventura on the road che dovrebbe risvegliare i loro istinti giovanili. Sulla strada però incontrano una vera banda di motociclisti contro i quali si scontreranno, uscendone da vincitori in uno scontato happy ending.
Considerando l'inesistenza del regista, mi aspettavo che almeno i protagonisti riuscissero a dare un minimo di spessore alla pellicola, ma purtroppo non è così. John Travolta balla. E con questo potrei aver detto tutto. Invece ci tengo a sottolineare che sebbene la prima parte del film sia quanto meno scorrevole (l'inizio del viaggio, le prime disavventure, etc.), nel secondo tempo il ritmo cala sensibilmente, in concomitanza con il tentativo di portare sullo schermo una morale spicciola e dei sentimenti vacui. Cameo di John C. McGinley che interpreta un poliziotto gay (evviva lo stereotipo negativo) e di Peter Fonda che invece è il biker-deus ex machina della faccenda.

Voto: 4 / 10

mercoledì, febbraio 21, 2007

L'amore non va in vacanza


A tre anni da Tutto può succedere Nancy Meyers torna sul grande schermo con (ma dai!!) una commedia romantica piatta e facilona. Peccato che in Italia arrivi anche in ritardo di due mesi, vista l'ambientazione pseudo-natalizia del film. Insomma, un successo annunciato..
Amanda (Cameron Diaz) e Iris (Kate Winslet) sono due neo-single sfigate, rispettivamente americana la prima e inglese la seconda, che decidono di scambiarsi la casa per le vacanze di Natale nella speranza di dimenticare le proprie disavventure amorose. Entrambe incontrano quindi l'uomo della loro vita, personificato in Inghilterra da Graham (Jude Law), il bellissimo fratello di Iris, ne gli Stati Uniti da Miles (Jack Black), il simpaticissimo amico di Amanda.
Sarà che solitamente l'uomo medio guarda le commedie romantiche perché costretto dalla fidanzata, e quindi non può lamentarsi più di tanto, ma se uno se guarda L'amore non va in vacanza libero da questo vincolo, è inevitabile che a un certo punto si chieda: perché? Perché deve essere tutto così carino, così dolce e dal tempismo perfetto? Trasuda "coraggio, che anche se il fidanzato ti molla la vita è bella e ne troverai subito un altro migliore" da tutti i pori.
E vogliamo davvero parlare della gag della voce da trailer che commenta la vita di Amanda? No, che non vogliamo.
Dispiace, comunque, vedere Eli Wallach coinvolto in un film del genere, ma si vede che a 92 anni non gode pienamente della facoltà di intendere e di volere. Maledetto sia il suo manager.

Voto: 4 / 10

domenica, ottobre 01, 2006

Cambia la tua vita con un click


Un uomo è troppo impegnato col suo lavoro per stare con la famiglia. Stop. Trova un tizio strambo che gli dà un telecomando tramite il quale comandare la propria vita. Stop. Dopo un inizio divertente, l'idea si rivela tragica. Stop. Lieto fine. Stop. Ecco, potrei fare lo sceneggiatore a Hollywood. Scherzi a parte, l'ovvietà della trama di Click (perché allungare e storpiare un titolo così breve e conciso?) è a dir poco disarmante. Si salva giusto per qualche gag divertente e la gara a chi riconosce più velocemente gli attori comprimari.
Diciamo che se al posto di "quel merduomo di Adam Sandler" ci fosse un adolescente e il film fosse trasmesso su Italia1 di sabato pomeriggio, nesusno avrebbe qualcosa da ridire. Il fatto è che la pellicola viene proiettata in una marea di cinema e tutto questo per colpa di Sandler, che mi sarebbe anche simpatico, ma a 40 anni ha imbroccato uno, forse due, film. Non sarebbe ora di provare un ruolo nuovo, al posto del giovane uomo cazzaro?
Aiutato dalla presenza esteticamente eterea di Kate Beckinsale, il film è anche piacevole, nonostante una dozzina di minuti di troppo verso la fine, ma non dice nulla di nuovo né nella forma né nella sostanza. C'era davvero bisogno di spendere 70 milioni di dollari per dire che bisogna dedicare tempo alla famiglia? Spero che di questa cifra, una parte consistente sia finita nelle tasche di mr. Cristopher Walken, prestatosi ancora una volta a fare il pagliaccio in una commedia di serie B.

Voto: 4 / 10

lunedì, settembre 25, 2006

Ti odio, ti lascio, ti...


Per una volta gli imbecilli titolisti italiani hanno fatto un "buon" lavoro, mettendo in guardia lo spettatore. Sì, perché The Break-Up è una boiata quasi immonda, che non fa nemmeno molto ridere e soprattutto non commuove. Però è un film su una coppia interpretato da una coppia, e per questo le coppie andranno a vederlo e sarà comunque un successo. Anche perché la coppia che interpreta la coppia è una coppia anche nella realtà.
[Il piattume di questo post (dovuto peraltro al piattume del film) è ravvivato dall'uso della parola coppia. Il gioco sta nel contare quante volte è stata scritta.]
Al di là della storia scontata, che io francamente ho trovato anche abbastanza insulsa, il film non decolla sotto nessun aspetto. La regia, di Peyton Reed, è piatta e non ha uno spunto interessante che sia uno. Le interpretazioni sono scialbe, soprattutto quella della Aniston, che non essendo più la moglie di Brad Pitt e non essendo più nemmeno molto figa non si capisce come mai faccia tanti film. Mah. Spero che il caro vecchio Vaughn torni presto al tipo di commedia precedente, che per quanto demenziale, almeno faceva ridere.
Inoltre i personaggi di contorno sono stereotipati e alquanto fastidiosi. Nel 2006 il collega della galleria d'arte gay ha decisamente rotto. Aveva un senso ed era molto più simpatico Serge in Beverly Hills Cop, 22 anni or sono.
Mi consola solo il fatto di non avere pagato il biglietto.

Voto: 4 / 10

lunedì, agosto 07, 2006

Stick It


Stick It è il tremiladuecentoventiquattresimo film prodotto dalla Disney che propone lo sport come panacea per tutti i mali. Ormai si sta solo cercando di coprire ogni attività rimasta per arraffare quanto più pubblico possibile. Si vocifera infatti che la prossima produzione sia una pellicola su un ragazzo che ha problemi di droga ma che trova la salvezza nella specialità olimpica della pistola.
Scherzi a parte, il film della Bendinger, regista esordiente con un passato come sceneggiatrice, si inserisce in un filone cinematografico ormai stanco, dove non basta cambiare qualche particolare per far apparire originale un film che invece propone trama e valori triti e ritriti.
Una giovane ribelle, Missy Peregrym (che forse vale da sola il prezzo del biglietto), era una giovane promessa della ginnastica americana, che però abbandonò senza motivo la finale dei campionati mondiali. Dopo essere stata trovata a fare atti in bmx in una casa disabitata, viene spedita dal giudice alla scuola di ginnastica, dove dovrà scontare la sua "pena". Riuscirà a farsi accettare dalle compagne e dall'allenatore, Jeff Bridges? Ritroverà la passione per lo sport odiato? Ma certo, produce la Disney...

Voto: 4 / 10

venerdì, agosto 04, 2006

A casa con i suoi


L'idea di una commedia su un trentenne che vive ancora a casa con i genitori sarebbe buona, ma perché ricamarci una trama prevedibile dal primo minuto di film? Anzi, forse anche dal trailer. Lei viene assunta dai genitori per farlo "innamorare" e farlo uscire di casa, loro si innamorano davvero, lei viene scoperta e lui si incazza, loro si riconciliano. Spoiler? No, perché tutto questo si capisce dai titoli di testa.
Anche gli attori poi sono quello che sono. Ma perché i tre ometti sono dei figaccioni e a noi c'hanno dato quel cavallo di Sarah Jessica Parker, che ancora non ha finito di vivere dentro Sex & The City? Per fortuna c'è Zooey Deschanel a salvare la situazione. L'anno scorso comunque, giusto dopo l'uscita di Sahara Matthew McConaughey è stato eletto "uomo più sexy del mondo" da non so che rivista. Non so bene cosa c'entri, ma a mio parere valeva la pena citare questa notizia per screditarlo un po'.
E poi gag facilone e dramma da telenovela. Per fare un esempio, durante tutto il film splende il sole, tranne nell'unico momento triste, in cui piove a dirotto. Si, fa sorridere, ok, ma è un film da vedere proprio se siete con la ragazza e quindi sono preclusi i filmazzi di azione e morte.
Forse sono stato un po' cattivo, ma è agosto e piove da tre giorni, quindi anche il mio umore è quello che è.

Voto: 4 / 10

venerdì, febbraio 17, 2006

The Island


Quando per la prima volta vidi questo titolo tra le uscite, pensai che si trattasse di un adattamento del romanzo omonimo di Aldous Huxley che la prof di inglese mi ha fatto leggere alle superiori. Quando per la prima volta vidi che il regista era Michael Bay, quello di Bad Boys (I e II) e di The Rock, uno dei registi più tamarri e ignorant di oggi, capii di aver preso un bel granchio.
Infatti l'isola del titolo è la terra promessa in cui le persone di un centro sognano di andare, in quanto ultimo sito non contaminato della Terra. Presto si scoprirà che non c'è stata nessuna pandemia e che in realtà i sopravvissuti non sono altro che cloni creati per fini medici da una società pseudo-governativa che vende "ricambi" a pagamento alle persone. Dopodiché: botte, inseguimenti, spari, e chi più ne ha più ne metta. Insomma, il regista è Michael Bay, mica uno Spielberg qualunque che perde tempo in riflessioni.
Il principale difetto del film infatti è che pone un'infinità di domande, anche molto attuali, su bioetica e senso della vita, ma non si ferma un momento per cercare una risposta non banale. Nelle mani di un regista più degno, magari il sopracitato zio Steven, avrebbe potuto essere molto molto meglio. Purtroppo a Bay, qui alla prima opera senza la produzione di Jerry Bruckheimer, interessa solo far esplodere macchine e fare casino.
Il cast poi non aiuta la riuscita della pellicola. Ewan McGregor appare spaesato, sembra quasi un clone meno bravo di se stesso, mentre Sean Bean è fermo allo stesso ruolo, cioè lo stronzo. L'interpretazione di Scarlett Johansson è decisamente sotto la sua media, mentre il suo fisico è perfetto come sempre. Ed è uno dei (pochi) buoni motivi per vedere il film.

PS: Negli ultimi anni i film di fantascienza sono stati presi di mira da un'incredibile numero di sponsor. Minority Report, I Robot, e via così. The Island li supera tutti proponendo uno spot reale della Calvin Klein interpretato dalla Johansson. Quando si dice il buon gusto...

Voto: 4 / 10

domenica, gennaio 29, 2006

La neve nel cuore


Quando sentii parlare per la prima volta di questo film la geniale locandina e i tanti nomi coinvolti mi avevano quasi convinto. Poi la pellicola è arrivata in Italia e hanno cambiato titolo (in origine era The Family Stone) e locandina, facendogli perdere dei punti. Considerando poi che il film è a tema natalizio e qui è uscito un mese dopo le feste, si doveva capire che forse sarebbe stato meglio evitarlo.
Il film dovrebbe (o vorrebbe?) essere una commedia con un pizzico di amarezza sulla solita trafila del presentare la fidanzata alla famiglia, che ovviamente non la approverà. Peccato che il regista e scrittore Thomas Bezucha, quasi esordiente, non riesca a dosare i diversi aspetti della storia, volendo metterci dentro un po' di tutto, ma senza convincere nessuno. Oltre alla troppa carne al fuoco, è da segnalare anche la mediocre prova generale del cast, in cui ogni attore e attrice non si discosta granché dal proprio ruolo classico. Se proprio proprio non avete nulla di meglio da fare...

Voto: 4 / 10

venerdì, dicembre 09, 2005

Chicken Little - Amici per le penne


Protagonista sfigato e pasticcione che però alla fine fa la cosa giusta. Amici del protagonista sballati a fare da spalle comiche. Citazioni cinematografiche (e non cinefile) à gogo. Ecco, questa può essere la sintesi dell'ennesimo "cartone" in computer graphic e io sinceramente mi sono stufato, come mi sono stufato dei doppiatori presi dalla tivù o dal mondo dello showbusiness (in questo caso Gabriele Cirilli e Walter Veltroni). Il voto è volutamente basso perché dalla Disney sarebbe lecito aspettarsi di più, tanto che si rimpiange quasi quel buon conservatore bigotto di Walt.

Voto: 4 / 10

venerdì, febbraio 04, 2005

The Grudge

Peggiore.

Voto: 4/10

mercoledì, dicembre 01, 2004

King Arthur

Sarà che a scuola la professoressa di inglese mi ha fatto una testa così sulla mitologia del santo Graal e i cavalieri della tavola rotonda, ma vedere un film su re Artù che nemmeno nomina la ricerca delle ricerche solo perché si autoproclama storicamente veritiero, mi ha lasciato indispettito. A voler essere pignoli, ma non troppo, le inesattezze si riscontrano durante tutta la pellicola. Inoltre si respira sempre un'aria di posticcio, come nelle ricostruzioni storiche della Rai, per intenderci. Una delle poche note positive è Keira Nightley, che sfoggia tutta la sua bellezza in una mise di stringhe di cuoio anche in pieno inverno. Evviva la veridicità.

voto: 4 / 10